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Basta con i disastri annunciati

Dopo Cavallerizzo si teme per altre realtà territoriali

Franco Castagnaro

Se si ha la sensibilità di percepire quanto più elevato ed impalpabile sia stato il danno morale subito rispetto a quello materiale, già grande, ci si rende conto che la ricostruzione non esaurisce tutto e, soprattutto, non rende giustizia per quanto accaduto

La precarietà della situazione idrogeologica del centro abitato della frazione Cavallerizzo di Cerzeto era ben conosciuta, e molto prima della spaventosa frana; lo testimoniano gli interventi eseguiti nel corso degli anni e consistiti in studi, monitoraggi etc. Eppure queste attività non hanno impedito il verifìcarsi del dramma che ha costretto il Governo al Decreto Presidenziale 11 marzo 2005. Centinaia di famiglie hanno perso casa (che non significa solo perdita di un fabbricato ma degli affetti più cari: ricordi impressi sui muri, sacrifìci di una vita nelle stanze sprofondate, memoria storica della propria appartenenza vagante tra le sparite viuzze del paese), centinaia gli emigranti, dal Canada alla vecchia Inghilterra, privati improvvisamente anche della possibilità di coltivare nei loro cuori il sogno di potere un giorno rientrare nelle case d'origine, nella propria terra. Se si ha la sensibilità di percepire quanto più elevato ed impalpabile sia stato il danno morale subito rispetto a quello materiale, già grande, ci si rende conto che la ricostruzione non esaurisce tutto e, soprattutto, non rende giustizia per quanto accaduto. Ancor più grave perché annunciato ed incredibilmente atteso! Ed ancor più grave, oggi, che quanto accaduto a Cavallerizzo sembra non sia stato capito dalle Istituzioni, ai vari livelli: da quello Comunale per finire a quello Nazionale se è vero, come lo è, che nel vicino paese di San Martino di Finita - dinnanzi a fenomeni di evidente dissesto - si continua a monitorare il territorio tralasciando interventi di rilievo. Con l'aggravante che, mentre stampa e televisioni regionali testimoniano con numerosi servizi il pericoloso dissesto in atto - paragonato a quello verificatosi a Cavallerizzo - gli amministratori locali minimizzano, tra la confusione e lo sconcerto di una popolazione Impaurita. Historia magistra vitae ! È una di quelle frasi che più ti vengono ripetute sin dalle prime frequentazioni scolastiche, tanto che l'assuefazione porta, de plano, all'affievolimento del suo significato. Si aspetta a San Martino di Finita che si ripeta quanto già accaduto a Cerzeto, senza nulla avere imparato dal dramma appena vissuto, oppure ai soliti monitoraggi si fanno seguire interventi effettivi di na-tura strutturale che possano ridurre lo stato di precarietà idrogeologico dell'antico centro abitato diminuendo o eliminando le cause di frana? I monitoraggi e gli studi, da soli, potranno evitare il sacrificio di vite umane, se si è fortunati, ma certamente non eviteranno la tragedia della perdita di un centro abitato se a questi non si fanno seguire immediati interventi attivi: dalla manutenzione ordinaria del territorio, alle opere di consolidamento strutturale di briglie e quant'altro, dalle opere tendenti a portare l'acqua fuori dal sottosuolo del centro urbano alla prevenzione e repressione degli abusi edilizi, ambientali e forestali, e quanto altro ancora suggeriscono i tecnici sulla base delle ricerche effettuate. Interventi che, se si riflette un attimo, impegneranno una spesa certamente inferiore rispetto a quella da affrontare in caso dovesse succedere quanto avvenuto a Cavallerizzo.
Prevenire significa eseguire interventi che vadano oltre i monitoraggi e gli altri studi atteso che la documentazione dell'esistente e dei rimedi è abbondante e a livello regionale e a livello provinciale, basta dare una occhiata ai siti in argomento collegandosi ad intemet. Il Consiglio Comunale straordinario convocato in San Marco Argentano il 19
Aprile 2005 dal Sindaco Mollo, ed esteso a tutti i Sindaci del comprensorio e ad altri rappresentanti istituzionali (On. Pappaterra, Assessore Provinciale Riccetti) ha avuto il pregio di tenere alta la guardia sul dramma Cavallerizzo e sulle ricadute sul territorio, di rilevare l'importanza della preservazione della entità Cavallerizzo e di tutto quanto storicamente si connette alle radici della popolazione, di evidenziare la necessità del ripristino della viabilità montana del territorio e la ricostruzione delle abitazioni. Insufficiente, invece, è stato là dove non ha insistito con forza nel prefigurare interventi strutturali ed immediati sul territorio gravato dai pericoli franosi, dichiarando altresì lotta agli scempi edilizi, idrogeologici, forestali così incidenti nell'aumento dello stato di precarietà dei terreni. Intervenire sul territorio con opere strutturali di consolida-mento, rendere la manutenzione delle infrastrutture poste a salvaguardia dei centri urbani in fase ordinaria e non straordinaria (dopo che capitano gli eventi) come avvenuto ad oggi, destinare la spesa soprattutto alla bonifica del territorio invece che ad opere secondarie (piazze, anfiteatri, campi sportivi, solo per citarne alcuni); questo devono avere il coraggio di fare le amministrazioni comunali, anche se non rendono in termini di apparenza, di immagine. Garantire la viabilità pedemontana da San Marco a Mongrassano a Cerzeto a San Martino di Finita sino a Montalto-San Fili è storicamente doveroso e prioritario non solo per lo sviluppo del territorio montano già afflitto da un costante spopolamento ma, soprattutto per la difesa dell'identità delle popolazioni residenti e per la difesa delle loro secolari radici e peculiarità intrise di storia e tradizioni antiche. Lo Stato ha speso anni or sono ben circa 850 milioni di vecchie lire utilizzate per avere una progettazione esecutiva cantierabile inerente la strada pedemontana che da San Fili dovrebbe raggiungere San Marco Argentano che copre circa metà del percorso, e vi è anche uno studio di fattibilità sull'intero percorso. Esiste anche accordo di programma per questa opera tra la Provincia di Cosenza e la Comunità Montana Media Valle Crati. Si tratta di strumenti di cui già si dispone e da cui si può partire per dare un segnale forte e vitale per le popolazioni che ancora sono radicate, e da secoli, su questi territori dell' appennino calabrese.

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