Prefazione

Questa monumentale opera è, ad oggi, unica nel suo genere per quanto riguarda la cultura dell'etnia arbèreshé della provincia di Cosenza; infatti, essa è uno studio completo e documentato di questa cultura e di questa tradizione, che non affronta attraverso una angolazione specifica o settoriale, ma attraverso un approccio integrato, che va dalla prospettiva antropologica a quella storica, da quella linguistica, a quella della cultura materiale, da quella letteraria alle arti figurative e musicali, dalla ritualità religiosa alla configurazione architettonica, dalla descrizione geomorfologia al catalogo degli uomini illustri, dei letterati, dei poeti, il tutto corredato da splendido e significativo apparato fotografico. La Provincia di Cosenza è particolarmente lieta di aver promosso questo contributo alla conoscenza della risorsa della cultura arbèreshé, attraverso quest'opera, magistralmente condotta dall'Associazione "Lidma", attraverso due studiosi del calibro di Guagliardi e Siciliano, che all'approccio metodologico di tipo scientifico hanno coniugato l'amore per la propria cultura, l'orgoglio di appartenenza e la passione civile. Passione civile nella quale l'Ente Provincia e l'Assessorato alla Cultura di esso si riconoscono appieno, e che costituisce il motore primario della presente ricerca. Quello che si vuole, infatti, in perfetta coerenza con lo spirito della L. 482/99, è la rivendicazione della dignità culturale e del valore democratico di questa weltanshaung minoritaria, da preservare e da tutelare, ma soprattutto da far conoscere e da diffondere.
L'opera di Guagliardi e Siciliano, difatti, non è mai piatta e sciatta riproduzione speculare dell'esistente nei suoi aspetti superficiali; essa ha il rigore della metodologia scientifica, ma anche l'approccio sociologico, storico, che non considera staccate ed estemporanee le diverse manifestazioni del vivere di una collettività, ma in esse propone ed individua connessioni strutturali e sovrastrutturali, rapporti di causa ed effetto, funzioni, variabili e costanti, che trasformano la visione superficiale di puri fenomeni in una rigorosa connessione con caratteristiche paradigmatiche di legge. Questo è il lavoro della storia che, per questo, si distingue dalla cronaca. Di quest'opera, dunque, riconosciamo il valore di costruzione, anzi di ricostruzione, attraverso una ricerca integrata, di una identità collettiva, quella arbèreshé, pur con tutte le sue variegate e molteplici inteme differenziazioni, come è tipico di ogni organismo vivo ed in evoluzione. Riteniamo, di fatti, che l'identità di un individuo, sia esso singolo o collettivo, come un popolo o una collettività, si radichi profondamente nella memoria storica. Ognuno, individuo o popolo che sia, è la risultante del suo passato, in ogni caso la comprensione della propria identità nel presente, è condizionata dal ricordo, e dalla comprensione del proprio passato, talvolta anche di quello inconscio, che occorre andare a ricercare attraverso il trattamento psicanalitico. In tal senso, l'archeologia, la storia, la ricerca delle manifestazioni del passato, sono la psicana-lisi dei popoli. Pertanto, è fondamentale per le giovani generazioni, spesso sconcertate e disorientate, riscoprire se stesse andando a ricercare il proprio passato, andare alla ricerca del tempo perduto, 'che, per dirla come Proust, è il tempo dimenticato, scivolato via dal serbatoio della memoria. E non si tratta di ricostruire solo i grandi eventi di portata nazionale, si tratta, invece, di ricostruire quella microstoria, che è come una tessera del mosaico dei grandi eventi, di illuminare questi "angoletti bui", come li definiva Gramsci, che consentono di illuminare il grande arazzo della storia etema, ma sempre diversa, dell'uomo. Quest'opera di ricostruzione è il fine primario della presente ricerca; essa si addentra nel passato, cercando di ricostruire il serbatoio della memoria storica della comunità arbèreshé attraverso la sua cultura, diacronicamente ricostruite, attraverso le sue molteplici manifestazioni.Guagliardi e Siciliano, difatti, hanno superato, come tutte le correnti storiografiche moderne, il concetto di "cultura" come manifestazione puramente teoretica, ed hanno esteso questo concetto a tutte le produzioni umane, anche di carattere pratico, che trasformano l'ambiente nel quale la collettività vive, includendo, quindi, tutte quelle manifestazioni che vanno sotto il nome di "cultura materiale". Anche in questa ottica, il lavoro che viene oggi pubblicato, può costituire un fenomenale veicolo di promozione, capace di attrarre e sedurre, con la sua accattivante documentazione, la curiosità e l'in- teresse di un turismo assai lontano da quello "usa e getta', legato ai flussi stagionali di massa, ma veicolato ed attirato dalle due risorse primarie fondamentali del territorio, che sono l'incomparabile seduzione ambientale, e la ricchissima offèrta culturale.Il quadro culturale, pertanto, da essi riprodotto, è a I tutto tondo, e non lascia ombre e vuoti.
Come Assessorato Provinciale alla Cultura, siamo quindi orgogliosi di aver potuto contribuire alla realizzazione di quest'opera, e particolarmente grati ai due autori, Guagliardi e Siciliano, per aver regalato al territorio, non solo arbèreshé, ma della Regione e di tutto il Paese, questa monumentale opera, testimonianza di orgogliosa fiducia nella cultura e nel suo potere di promozione dei valori della persona e della collettività. Siamo, infatti, convinti che la risorsa primaria del nostro territorio, e quindi la sua vocazione privilegiata, sia nel turismo culturale; esso ha le caratteristiche per diventare risorsa perenne, non legata ai mutamenti stagionali, ma all'offerta sempreverde della cultura, ed è capace di creare nuove competenze professionali, di valorizzare contesti inconsueti e, soprattutto, di fare indotto, promvendo tutti i settori del terziario, dai servizi, ai trasporti, al commercio, all'artigianato di pregio, alle produzioni dell'agroalimentare. Va da sé che l'asse culturale portante, il cardine lungo il quale si sviluppa la vita della comunità arbèreshé, come quella di qualsiasi altra, è la lingua; la lingua è il crinale sul quale si articola la specificità culturale, lo strumento attraverso il quale il mondo stesso viene percepito ed introiettato dal bambino, le forbici attraverso le quali, come sapevano bene gli antichi nominalisti ed il giovane Wittgenstein, sul fondo oscuro del magma indiscriminato, la parola ritaglia l'oggetto, assegnandolo alla coscienza, e dando luogo al pensiero: basta dire "rosa" e dal fondo della coscienza sale e splende meravigliosa la rosa, non una rosa, bianca o rossa, o in boccio, o sfiorita, ma la rosa, madre di tutte le rose esistenti, o possibili, o immaginabili, diceva Mallarmè; stat rosa pristina nomine, scrive Umberto Eco sul frontespizio del suo celeberrimo capolavoro "II nome della rosa". Come Assessorato Provinciale alla Cultura, abbiamo promosso una miriade di iniziative, volte a diffondere la conoscenza di questa risorsa che è la cultura arbèreshé: abbiamo, fra le prime Provin-ce d'Italia, a livello istituzionale, dato attuazione alla L. 482, definendo in Consiglio gli ambiti ter-ritoriali relativi a questa etnia, abbiamo costituito un coordinamento dei comuni arbèreshé della Pro-vincia, cui partecipa anche l'Università della Calabria; abbiamo in corso un censimento del ricchissimo mondo delle associazioni culturali arbèreshé; è in corso di pubblicazione, a cura dell'Università della Calabria, ma finanziata dall'Assessorato Provinciale alla Cultura, l'opera omnia di Gerolamo De Rada, in coincidenza con l'anno deradiano; stiamo costituendo un PIS del territorio arbèresh, perché siamo convinti che la cultura, oltre ad essere una risorsa spirituale per la crescita della persona, abbia poi anche una ricaduta di carattere economico, capace di sollecitare e promuovere anche il decollo socioeconomico del territorio. Ecco, quindi, che vietare, dall'età scolare in poi, al bambino arbèresh, l'uso della lingua materna, ha significato una violenza psicologica intollerabile, la distruzione dell'identità attraverso la destrutturazione dell'universo simbolico prescolare, come opportunamente scrive Tullio De Mauro.
Assai opportunamente, dunque, la citata legge 482/99, ha voluto garantire nelle scuole dei territori di etnie minoritarie l'uso della lingua madre, da conservare, da tutelare, da garantire. Senza contare, poi, che la coscienza di una lingua, lungi dallo sminuire la facilità di apprendimento di altre lingue, la agevola e la rende più disponibile, così come la conoscenza di uno strumento musicale rende più semplice l'apprendimento di altri

.
DONATELLA LAUDADIO
Assessore alla Cultura