Il gelso

Nome comune di alcune specie di piante del genere Morus (famiglia Moracee), e in particolare di Morus alba (gelso bianco) e Morus nigra (gelso nero).Il gelso bianco è originario della Cina, dove veniva coltivato da epoche molto remote (IV millennio) per l'allevamento del baco da seta; in Europa è stato introdotto nel secolo XIV. È un albero che può raggiungere l'altezza di 20 metri, con chioma arrotondata, globosa, foglie cuoriformi, dentate, colore verde chiaro, glabre e frutti piccoli riuniti in infruttescenze dette more di gelso o sorosi, biancastri o rossastri, succulenti. Il legno è adatto per la fabbricazione della carta; le foglie costituiscono il nutrimento dei bachi da seta e vengono utilizzate anche come foraggio per il bestiame.Il gelso nero è una pianta legnosa originaria dell'Iran, più robusta e di dimensioni ridotte rispetto alla precedente, dalla quale si differenzia anche per le foglie, che ha scabre, colore verde scuro, con la pagina inferiore tomentosa, nonché per i sorosi neri, succulenti, dai quali si ottiene uno sciroppo (sciroppo di more) con proprietà leggermente astringenti.Anche le foglie di questa seconda specie servono all'alimentazione del filugello, ma sono meno adatte di quelle del gelso bianco. Il gelso nero viene coltivato per il legno ed i suoi frutti violetti e dolci.La corteccia è di colore bruno chiaro, reticolata e solcata.Le foglie sono inserite alterne, sono semplici, cuoriforme, intere o lobate irregolarmente, polimorfe anche lanceolate margine dentato; la differenza tra le due specie, oltre al colore dei frutti, e che in Morus Nigra sono ruvide e pelose, mentre in Morus Alba sono lisce e lucide.I fiori del gelso possono essere ermafroditi oppure a sessi separati con perianzio di quattro elementi; infiorescenze maschili in amenti cilindrici; femminili in amenti ovali grandi circa un centimetro. La fioritura avviene di solito in maggio.I frutti, solitamente ovali e carnosi, sono grandi 1-3 cm e contengono veri e propri frutti che sono i semi ( acheni ).Nel gelso nero, di solito i frutti sono sessili e più o meno neri alla maturità, a differenza del Gelso bianco che sono portati da peduncoli 1-2 cm e sono bianchi o leggermente rosa-violetti.I gelsi sono piante ornamentali che venivano piantate negli orti perché molto ombrosi e perchè producono degli ottimi frutti che però, attualmente, non incontrano molto favore.Un tempo, quando era necessario produrre fogliame per l'allevamento dei bachi da seta, nella nostra zona venivano piantati lungo i confini dei campi. Ora sono stati in gran parte estirpati in quanto sono degli straordinari depauperatori del terreno.Il legno, molto resistente e duro si utilizza per lavori al tornio, botti e come ottimo combustibile.

La seta nella tradizione


 

 

 

La seta come prospettiva

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ai primi caldi primaverili, la famiglia contadina trasformava la propria abitazione e gli altri locali in un piccolo laboratorio, dove erano soprattutto le donne a prendersi cura del baco, seguendo tutte le varie tappe dell'allevamento: le mute, la costruzione del “bosco”, l'eliminazione dei bozzoli putridi, l'avvolgimento del filo (liberato, dalla sericina, manualmente nell'acqua bollente) negli aspi. Un tempo, si riponeva il seme dei bachi nei pagliericci dei letti riparati. Se la schiusa non avveniva nel termine previsto, le donne se lo portavano nel petto, “dove la sortita provocata dal calore animale si sollecita”. Dopo la schiusa, i bachi venivano posti su graticci di vimini ben coperti ed alimentati con foglie di gelso asciutte, fresche, pulite e frantumate. «Il primo baco che spunta dicesi cavallaio, e se ne tace la notizia alla vicina per non essere fascinato». Con la crescita dei “cavalieri”, aumentando il loro appetito, il lavoro dei bachicoltori si faceva sempre più impegnativo; per buona sorte dei contadini, la tensione si allentava nei quattro momenti di stasi, nei quali si verificava la muta. Il baco, alla fine della quinta età larvale, cessava di rodere; era giunto il momento di filare il bozzolo. A questo punto, la famiglia allestiva il “bosco”, costituito da rametti di fascina intrecciati e posto nei granai o in soffitte opportunamente oscurate. Per mezzo della filiera, un organo posto sotto la bocca, i piccoli animali cominciavano ad emettere la bava per filare il bozzolo, in cui si verificava la metamorfosi in crisalide e poi in farfalla. Una volta completata la ninfosi, la farfalla emettendo una secrezione rossiccia, scioglieva la sostanza gommosa agglutinante che univa i fili, per venir fuori.

 

La sericoltura è praticamente scomparsa, come attività produttiva, dal panorama nazionale, pur conservando ancora oggi un significativo punto di riferimento sia dell’immaginazione, come esempio di glorioso passato e patrimonio di cultura e tradizione, sia come possibilità di sicuro avvenire per un’agricoltura più rispettosa dell’ambiente.

L’allevamento del “Bombyx mori”, infatti, potrebbe rappresentare un'occupazione integrativa di valido interesse sotto il profilo economico e sotto il profilo del miglioramento, della salvaguardia e valorizzazione delle risorse ambientali.

La seta con il suo filo lungo cinquemila anni è stata associata nel corso della storia all’ idea della bellezza, della raffinatezza, del potere ma anche della capacità dell’uomo di saper comprendere e valorizzare una delle tante opportunità offerte dalla natura.

Tra leggenda e realtà, i segreti della seta, nascosti in una canna di bambù e introdotti dalla Cina in Europa da due monaci, hanno permesso all’Italia, all’inizio del XX secolo di conoscere un periodo di grande sviluppo produttivo ed esperienza, tali da insegnare agli stessi paesi dell’estremo oriente, le tecniche più avanzate di quel momento.

Successivamente, dopo il secondo conflitto mondiale, per l’allevamento del baco da seta ha inizio un periodo di grave crisi, a causa dell’industrializzazione, che opera una profonda trasformazione nell’economia del nostro paese ed in particolare nel mondo agricolo, portando con sé un continuo e progressivo abbandono dell’attività, l’esodo dalle campagne e, contemporaneamente, un aumento dei costi di produzione e una diminuzione e instabilità del prezzo dei bozzoli.

Oggi, tra non poche difficoltà, l’arte della seta si ripropone all’attenzione del mondo agricolo nazionale, quale attività alternativa, per quanto riguarda la diversificazione delle colture a sostegno dell’ambiente secondo le indicazioni della politica comunitaria e quale attività integrativa sotto il profilo economico: per questo viene considerata fonte di opportunità per il recupero e la valorizzazione di un patrimonio culturale tecnico-scientifico, per la possibilità di risolvere il problema della totale dipendenza dell’Italia dall’importazione della materia prima, per il potenziamento di una eventuale ulteriore attività di trasformazione del prodotto.

Il baco da seta ha esigenze che coincidono con quelle di un’agricoltura ecocompatibile, ha bisogno di modesti investimenti iniziali, trae vantaggio da allevamenti di piccole dimensioni a livello gestionale e igienico-sanitario, si può avvalere del prezioso patrimonio genetico di razze pure italiane custodito presso la Stazione Bacologica di Padova: per questo può veramente rappresentare una possibilità da non sottovalutare.

La domanda di fibre naturali ed in particolare di seta è in aumento: una sicura possibilità di ripresa può essere affidata soltanto alla individuazione di piu’ moderne e piu’ razionali tecniche, mediante un potenziamento dei centri di ricerca e sperimentazione, con la ripresa dell’attività di produzione e miglioramento genetico di poliibridi ideali per le nostre condizioni ambientali e con la possibilità di reperire fonti alimentari alternative.

Da ultimo, ma non di secondaria importanza, la necessità di soddisfare le numerose richieste di fornitura di seme, dei paesi in via di sviluppo, eventualità che permetterebbe da un lato, di assecondare il progresso di quelle popolazioni, di migliorarne le condizioni di vita, di dare un aiuto concreto, dall’altro, di conseguire una ricaduta economica in termini di reddito e occupazione mediante la partecipazione di tecnici e professionisti del settore a progetti di cooperazione internazionale.

Torna a inizio pagina